Il Telelavoro alla Regione Lombardia
Sulla base degli incoraggianti risultati raggiunti dalle esperienze avviate in passato presso altre pubbliche amministrazioni, in particolare negli USA, la Regione Lombardia ha deciso nel 1997 di valutare la possibilità di utilizzo del telelavoro all’interno dell’amministrazione
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Il telelavoro rappresenta un'opportunità interessante per chi, dall'interno dell'amministrazione regionale, ha un lavoro programmabile ed effettuabile in autonomia, che non necessita di comunicare continuamente con altri colleghi e i cui output lavorativi siano facilmente controllabili e valutabili.
Sulla base di queste premesse un'attività di traduzione, per esempio, può essere tranquillamente svolta a distanza, ma anche programmatori informatici, addetti all'amministrazione o contabili possono lavorare senza problemi a chilometri di distanza dall'ufficio delle loro sedi di Milano.
I telelavoratori sono stati tutti dotati di workstation e specifico software applicativo, stampante, telefono, linea telefonica ISDN (intestata all'amministrazione regionale) e relativo modem, indirizzo e-mail.
Il sistema di comunicazione e di lavoro adottato permetteva:
- il collegamento remoto via ISDN (ora c'è l'ADSL!) al centro della rete regionale;
- l'accesso a tutte le risorse della rete (condivisione di banche dati e di stampanti, applicazioni client/server, Internet, posta elettronica, etc.);
- l'abbattimento automatico dei collegamenti ISDN in condizioni di non utilizzo (al fine di limitare la spesa telefonica); (non più necessario oggi con una ADSL a tariffa FLAT)
- l'uso della posta elettronica come strumento primario per comunicare e scambiare documenti informatici; (oggi il formato PDF è uno standard legalmente riconosciuto per la documentazione elettronica, inoltre la fattura elettronica ha lo stesso valore di quella cartacea);
- la programmazione e registrazione delle attività svolte in telelavoro su un sistema informativo ad hoc e centralizzato;
- l'utilizzo di una linea telefonica dedicata alle comunicazioni a voce. (con il VOIP questo ora non è più necessario!)
I parametri di produttività stati definiti a priori di comune accordo dal lavoratore stesso e dal rispettivo superiore, sulla base di quelli già esistenti utilizzati per valutare le mansioni svolte in ufficio.
Sono state quindi definite unità di misura oggettive della specifica attività lavorativa e
quantificato l'output atteso. (Non confondete i parametri di output con il cottimo!)
Tale registrazione giornaliera ha confermato un andamento crescente della produttività.
In generale è stata osservata una maggiore motivazione del telelavoratore che si accompagna alla possibilità di svolgere con più tranquillità anche l'attività in ufficio.
Da segnalare, inoltre, il minore ricorso a giorni di malattia o alla richiesta di permessi:
tutto ciò si è concretizzato in un'evidente crescita della produttività individuale trasferita in maniera diretta all'amministrazione regionale che si trova a registrare la creazione di valore aggiunto anche durante giornate, ai fini contabili, non produttive.
Vedi anche questo documento:
Protocollo di intesa sul progetto di sperimentazione del telelavoro alla Regione Lombardia
Glossario: Workstation (in italiano, stazione di lavoro) è un termine generico per indicare un computer da scrivania ad alte prestazioni, utilizzato da professionisti per il lavoro su disegno tecnico (CAD), ricerca scientifica, o produzioni audio/video. Viene talvolta utilizzato anche in altri ambiti (a nostro avviso in modo inesatto) per indicare una semplice postazione di lavoro amministrativa, ovvero un comune pc desktop. Output lavorativi Output lavorativi è un modo di dire per definire i parametri di misurazione della quantità di lavoro effettuata ad esempio da un telelavoratore domiciliare, ad esempio, numero di pratiche evase, numero di documenti archiviati elettronicamente, ecc. |
Casi italiani di telelavoro
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