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Il telelavoro in Italia

Dopo anni di disattenzione e sottovalutazione, negli ultimi tempi si è risvegliato l’interesse delle istituzioni italiane e del mondo imprenditoriale per il telelavoro.






Prova ne sono una serie di importanti iniziative legislative e l'avvio di sempre più frequenti sperimentazioni all'interno di grandi e piccole imprese, pubbliche e private.

Complessivamente i telelavoratori nel nostro paese ammontano a 720.00013, pari al 3,6% della forza lavoro nazionale, mentre nel 1994 rappresentavano soltanto lo 0,5%.

Dei telelavoratori italiani, 315.000 lavorano a casa per almeno uno o due giorni a settimana; 90.000 sono telelavoratori autonomi che hanno l'ufficio a casa; 270.000 sono telelavoratori mobili;135.000 telelavorano occasionalmente, lavorando da casa qualche giorno al mese.

La maggior parte dei telelavoratori italiani non sono occupati dipendenti di imprese medio-grandi, anche se questa forma di lavoro vede in prima linea giganti come IBM e Telecom.

In Italia i telelavoratori dipendenti sono impiegati soprattutto in imprese piccole e piccolissime.

In molti casi si tratta di venditori e tecnici di assistenza che operano principalmente presso i clienti, coadiuvati da tecnologie portatili (laptop, modem per telefoni GSM, ecc.).

Altri sono liberi professionisti e microimprenditori che hanno l'ufficio a casa e utilizzano le tecnologie per rimanere in contatto con i clienti ed espandere geograficamente il proprio
raggio di azione.

Altri ancora svolgono lavori semiautonomi di collaborazione, sia coordinata e continuativa che saltuaria.

Telelavorano a domicilio il dipendente standard, il contabile, il giovane del call center, fino
a chi produce siti Web e riceve compensi per la cessione dei diritti di autore sulle proprie opere dell'ingegno.

Il dato è in sintonia con quello europeo, che delinea in questo modo l'attuale telelavoratore-tipo: maschio, giovane, altamente qualificato, manager o professional.

Per quanto riguarda le problematiche specifiche, l'esperienza italiana pone in evidenza alcune criticità legate allo sviluppo del telelavoro, quali:

- i costi delle infrastrutture e delle tariffe di telecomunicazione, la mancanza di infrastrutture adeguate, i costi di mantenimento di strutture attrezzate come i telecentri;

- gli aspetti legali, assicurativi legati al telelavoro domiciliare, il conflitto di questa tipologia di telelavoro con le normali attività domestiche, dovute in primo luogo alla dimensione media delle case italiana che generalmente non consente di dedicare al telelavoro una stanza sufficientemente isolata da altri ambienti e adeguata sotto il profilo ergonomico (illuminazione, sicurezza …);

- la cultura di impresa, che a fatica lascia affermare forme di organizzazione del lavoro che si fondano su una maggiore autonomia di organizzazione del lavoro e del tempo e responsabilizzazione rispetto al compito lavorativo.

Negli ultimi due anni sono lentamente, ma sensibilmente cresciuti interessi e attività nel settore.

La ricerca ECATT prevede un raddoppio del numero di telelavoratori di qui ai prossimi cinque anni.

Più ottimistiche le previsioni emerse da una ricerca previsionale sullo sviluppo del telelavoro in Italia al 2005, realizzata dalla SIT.

La ricerca Telework 2005 è stata condotta attraverso una variante del metodo Delphi, che si presta particolarmente a fornire previsioni in contesti in rapido cambiamento e che prevede la consultazione scritta, anonima e a più stadi di un gruppo di esperti dei rispettivi campi specialistici implicati.

Lo scenario, di cui di seguito riportiamo una sintetica descrizione, è stato costruito sulla base delle previsioni che hanno riscosso la maggioranza dei consensi degli esperti interpellati, e chiarisce cosa probabilmente accadrà in merito agli aspetti più rilevanti del telelavoro.

Lo scenario delineato descrive una rapida diffusione delle forme di flessibilità - telelavoro, lavoro interinale, part-time, lavoro a domicilio, lavoro a tempo determinato e molteplici forme di lavoro parasubordinato - favorita dall'azione di tutti i soggetti interessati (P.A., aziende, OO.SS).

Le forme flessibili di lavoro perderanno l'attuale connotazione negativa, di sfruttamento di forza lavoro qualificata per compiti di basso livello e, più in generale, si diffonderà la cultura del lavoro flessibile, che non verrà più visto come una forma "inferiore" del lavoro stabile.

In questo scenario, il telelavoro occuperà un ruolo di primaria importanza: si prevede infatti che esso aumenterà mediamente di circa 3 volte rispetto al livello attuale.

Questo sviluppo riguarderà soprattutto il lavoro mobile e varie altre forme miste.

Si prevede, inoltre, che l'insieme dei lavoratori telematici (che operano in sedi dell'azienda), dei lavoratori che operano presso i telecentri e dei lavoratori mobili ad alta connettività (es.ispettori INPS) inciderà per circa il 20% sul totale dei lavoratori delle organizzazioni interessate.

Il telelavoro verrà inteso come una nuova modalità di prestare la propria opera, non vincolata al tempo e allo spazio, ma dipendente dai risultati e adeguato al proprio ritmo di vita.

Lo sviluppo del telelavoro interesserà soprattutto il lavoro intellettuale e creativo e non quello manuale e ripetitivo.

Esisteranno i presupposti giuridico contrattuali e tecnologici per rendere il telelavoro una normale modalità di svolgimento dell'attività lavorativa aziendale.

A svilupparsi sarà soprattutto il telelavoro occasionale: nei prossimi anni saremo tutti, in qualche modo, telelavoratori mobili o domiciliari.

Nonostante il significativo sviluppo, permarranno differenze sostanziali tra la realtà italiana e quella europea in relazione alla diffusione di forme di lavoro flessibile.

Sebbene l'Italia recupererà le arretratezze attuali, non riuscirà però a raggiungere il livello degli altri paesi europei.

Permarranno, inoltre, sostanziali differenze tra le applicazioni del telelavoro in Italia e il
resto d'Europa.

In Italia la diffusione del telelavoro sarà meno omogenea, sia a livello territoriale che a livello settoriale e riguarderà soprattutto la Pubblica Amministrazione.

Il telelavoro coinvolgerà in misura sostanziale anche il settore del lavoro autonomo e professionale, contribuendo ad allargare il fenomeno del lavoro "in grigio" (i settori che in Europa sono occupati dai telelavoratori subordinati, in Italia saranno occupati dalle collaborazioni coordinate e continuative senza vincoli di subordinazione) e sarà visto soprattutto come una soluzione ai problemi di mobilità personale.

I soggetti maggiormente coinvolti saranno le donne, i giovani, i disabili, i diplomati e i laureati, le categorie professionali più qualificate.

Il maggiore utilizzo delle donne, dei giovani, dei disabili sarà determinato:

- per le donne, dalla promozione del telelavoro in chiave di pari opportunità
- per i giovani, dalla previsione di incentivi e facilitazioni;
- per i disabili, dalla possibilità di migliorare la loro qualità della vita.

L'età non sarà un fattore discriminante; tuttavia, il telelavoro interesserà particolarmente i giovani, perché più portati a "rischiare", a mettersi in competizione rispetto alle persone di età più matura, in quanto mentalmente più attrezzati ad utilizzare il computer e, più in generale, gli strumenti tecnologici.

In sostanza, si prevedono maggiori opportunità e vantaggi per i giovani che possiedono una professionalità completa anche sotto il profilo tecnologico.

Il telelavoro si diffonderà, sia pure con intensità e modalità diverse, in tutte le organizzazioni, al di là delle dimensioni e della natura giuridica.

Nelle aziende private di servizi - specie se interregionali - e in quelle che hanno già avviato esperienze di questo tipo, il telelavoro si svilupperà indipendentemente dalla zona geografica.

Le aziende di più grandi dimensioni otterranno comunque i vantaggi più significativi.

Il telelavoro si diffonderà sia nel settore privato che in quello pubblico, anche se, nella fase iniziale, ci saranno significative differenze:

- nelle aziende private lo sviluppo del telelavoro sarà legato più che in quelle pubbliche all'analisi dei costi e all'attuazione di processi di il settore pubblico si troverà a dover superare le maggiori difficoltà, dovute in primo luogo all'assenza di una idonea mentalità in ordine ai vantaggi della telematica.

Nonostante queste difficoltà, le pubbliche amministrazioni saranno particolarmente interessate dallo sviluppo del telelavoro, perché grazie ad esso potranno equilibrare i carichi di lavoro Nord-Sud e il lavoro delle grandi aree con quello delle piccole aree urbane.

Il telelavoro si svilupperà trasversalmente in tutti i settori, anche se con intensità diverse: esso interesserà maggiormente il settore terziario, soprattutto avanzato e in particolare il commercio elettronico, di beni immateriali e di servizi; i servizi culturali e di intrattenimento; le comunicazioni; il giornalismo e l'editoria; la formazione; il turismo; l'assistenza (call center); l'informatica; la produzione di software; il trattamento e l'archiviazione dei dati.

Almeno nella fase iniziale, il telelavoro tenderà a concentrarsi in alcune zone geografiche, diffondendosi "a macchia di leopardo", per nicchie preparate e culturalmente avanzate, in particolare al Centro-Nord.

Il telelavoro incontrerà difficoltà a diffondersi nelle aree in cui l'informatizzazione è ancora agli stadi primordiali: l'adozione del telelavoro sarà particolarmente critica nel Meridione d'Italia e al di fuori dei centri urbani maggiormente industrializzati.

In seguito esso sarà utilizzato anche per dislocare lavoro nelle zone a bassa intensità produttiva e in particolare al Sud, creando nuove possibilità di occupazione in regioni quali la Calabria, la Puglia, la Sicilia e la Sardegna.


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